E' l'equazione di Drake. A voi il compito di capire il motivo per cui l'ho usata come intestazione del mio blog. Mi piacerebbe che questo fosse uno spazio per esprimere i pensieri e le riflessioni che mi ronzano in mente e per ricevere le opinioni positive e, soprattutto, negative di chi le riterrà comunque meritevoli di una lettura.

mercoledì 23 febbraio 2011

L'uovo di oggi e la gallina di domani

Gli affari? Semplicissimo, sono i soldi degli altri.
A. Dumas (figlio)


Come al solito, le conversazioni più interessanti sono quelle che sorgono (spesso a colazione) con Elisa. Ovviamente stamattina RaiNews parlava della Libia, per cui di quello si è iniziato a parlare. Ne è venuta fuori una conversazione che andava via via ingrandendosi. Cercherò di riproporre il "flusso di coscienza", sperando di non dimenticare nulla.
Grazie alle illuminate politiche di Berlusconi, i libici ci hanno già detto che tolto di mezzo Gheddafi taglieranno i ponti con l'Italia. Fra i vari ponti, ci sono anche i gasdotti e gli oleodotti. Dato che un'altra nostra importante fonte di approvvigionamento di gas è l'Algeria, le voci di rivolta che si alzano in quel paese non promettono nulla di buono, considerato chi guida la nostra politica estera al momento. D'altronde prima o poi doveva succedere che i popoli che per anni abbiamo sfruttato, si ribellassero. La rivolta è esplicita verso i loro governanti fantocci dell'occidente che li hanno costretti a subire scelte non condivise dalla popolazione, ma è anche implicita verso il mondo occidentale che tira le fila nell'ombra. Per secoli siamo (gli occidentali) fisicamente andati in giro per il mondo per depredare e sfruttare le nostre colonie, volontariamente impedendo loro di crescere e svilupparsi, non solo economicamente. Dopo che gli abitanti delle colonie ci hanno rispedito a casa a calci nel sedere, abbiamo continuato a sfruttarli a distanza, in maniera ancora più subdola. Li abbiamo derubati non solo di ciò che avevano, ma anche delle loro potenzialità. Per più di un secolo abbiamo mantenuto uno stile di vita superiore alle nostre capacità, soprattutto dopo il secondo dopoguerra, comodamente gravando sulle spalle del tanto compatito Terzo Mondo. Negli ultimi venti o trent'anni, poi, ci siamo superati. Visto che da questi paesi cominciava a tirare una brutta aria (addirittura qualche insolente cominciava a lottare per la libertà!), e spinti dalla nostra folle logica di consumo, abbiamo trovato una nuova, geniale, fonte di ricchezza da spremere fino all'ultima goccia: il nostro futuro. I meccanismi perversi dell'accrescimento del debito pubblico (in questo, negli anni '80 noi italiani abbiamo dato una lezione al mondo, Craxi docet), della precarizzazione del lavoro e della vita, del compra oggi e paghi domani, dello sfruttamento delle risorse naturali, ci hanno concesso un'ulteriore ondata di illusoria ricchezza. Paghiamo ancora bollette di gas ed energia elettrica che puzzano di idrocarburi, nel ventunesimo secolo. Però la sera guardiamo la pubblicità con Gerard Depardieu che prepara gli spaghetti e canta "Chist'è 'o paese d' 'o sole" e ci divertiamo ad ascoltare a Sanremo la riproposizione moderna di "'O sole mio". Le pale eoliche ci sembrano brutte, meglio un bel palazzone abusivo in riva al mare. Immagino le rivolte sanguinose degli Olandesi nel 1700, contro la costruzione dei bruttissimi mulini a vento...
Questa strategia, però, necessitava prima di tutto di un intenso e diffuso lavaggio del cervello a noi stessi. I nostri nonni non si sarebbero mai piegati a queste logiche di commercio. Per loro le rate significavano debiti, per noi i finanziamenti a tasso zero sono delle stupende opportunità. Loro mandavano i figli a scuola per studiare e crearsi un futuro. Noi oggi usciamo tutti dalle università con un bellissimo diploma di laurea, purtroppo non abbastanza morbido, per cui quando lo usiamo in bagno rischiamo perfino di graffiarci. Le giovani coppie senza una lira accendono mutui che dovranno pagare fino all'età della pensione che non prenderanno, pur di avere il piano cottura da € 2000.
Ma in che razza di mondo viviamo? Peggio, che schifo di società ci siamo costruiti? È possibile che il nostro concetto di felicità sia legato così strettamente a quello di ricchezza? Perché il sogno dei nostri nonni era una scomodissima 500, quello dei nostri padri la 2CV, e il nostro è il SUV di 50m² con terrazzo? Tra l'altro, in un'epoca dove il carburante non è esattamente a buon mercato. Eppure pare che sia fondamentale disporre di 130 cavalli per andare a fare la spesa.

5 comments:

Anonimo ha detto...

aprirei troppe parentesi (modelli sbagliati, consumismo, scadimento della classe dirigente, scelte errate, menefreghismo, egocentrismo, regole sociali sballate, comunicazioni errate o confusionarie e destabilizzanti, ecc) quindi mi limito a dire: quello che hai scritto lo sanno tutti, il problema è che non frega a nessuno. Il fatto è che non sono questioni radicate nelle coscienze (del tipo "si indebitano tutti e sopravvivono lo stesso quindi posso farlo anche io! Non ho un lavoro ma non lo trova nessuno quindi non mi do da fare). conosco qualcuno che sta aspettando il lavoro perfetto altrimenti non fa neanche la fatica di muoversi! Ti dico solo che i miei colleghi chiamano per offrire stage o contratti e i neo laureati rifiutano rispondendo che vogliono posti DA DIRIGENTI...
Chiara (sempre Ture)

Salvo Mangiafico ha detto...

Le parentesi sono sempre benvenute! Sono d'accordo con te per la prima parte. Trovo assurdo che certe questioni non siano radicate nelle coscienze. Come si fa a pensare ad altro? Per quanto riguarda il discorso del lavoro perfetto, è vero che certe persone non hanno idea di cosa dicono. Però un conto è la sacrosanta gavetta, che è sempre esistita, un conto sono i contratti offerti. Perché ci siamo rassegnati all'idea che un contratto a progetto o uno stage non retribuito siano le uniche soluzioni possibili per chi inizia? Come dicevo, la gavetta l'hanno fatta sempre tutti. Ma una volta, trovato un lavoro, non si viveva nell'angoscia di non sapere se quel lavoro fosse ancora tuo l'anno successivo. Perché i neolaureati non sono assunti in maniera definitiva dopo un iniziale periodo di prova di qualche mese?
Se siamo tutti d'accordo che il modo in cui le cose procedono oggi non funzioni e/o non sia giusto, perché non si cambia sistema? Se poi qualcuno ritiene che non ci sia alternativa, allora ci troviamo di fronte all'evidenza che il nostro sistema è fallito. A maggior ragione è ora di cambiare.

Anonimo ha detto...

semplice: su un contratto precario l'azienda paga meno tasse, oppure c'è l'incertezza che una risorsa serva anche tra 6 mesi o l'anno prossimo. Nessuna azienda si sbilancia (neanche le grandi) perchè le regole cambiano in continuazione. Ci siamo rassegnati perchè in giro non si trova altro! per le aziende non ci sono incentivi e anzi aumentano le tasse! la gavetta?? passi da un contratto precario ad un altro per vivere dignitosamente e poi vedi chi e come vengono eletti i consiglieri regionali!! Ma insomma?? chi ci crede più??? meritocrazia?? un'utopia?? Siamo tutti d'accordo e consapevoli ma è così: siamo rassegnati. Anche in questo periodo in cui l'indignazione sembra venuta a galla, c'è voluto un bel pò prima di scendere in piazza. poi finalmente le piazze si sono riempite...e cosa è successo?? un bel niente! la questura dice che ci sono 30.000 persone e gli organizzatori 1 milione. Una parte dice che sono solo bigotte quelle che sono andate in piazza e che chi manifesta è la minoranza e l'altra parte dice tutto l'opposto. La gente non sa da che parte stare! Morale della favola: le cose non cambiano mai.
Chiara "Ture"

Salvo Mangiafico ha detto...

Hai di nuovo descritto benissimo la situazione, solo io mi sto chiedendo la ragione dietro tutto ciò. Perché le tasse sono più basse per assumere un precario piuttosto che un indeterminato? Le aziende non sono costrette a usare questa strategia, sono state lasciate libere di farlo. E dato che il quattrino è più importante di tutto il resto, non si sono lasciate scappare l'opportunità.
Perché la meritocrazia è calpestata anziché incentivata? Perché le raccomandazioni aumentano invece di diminuire? Non mi sto ponendo dalla parte dei raccomandati (sarebbe bello se si rifiutassero tutti di ricevere le spinte, ma troppo banale analizzare la questione da questo punto di vista). Penso a chi assume un raccomandato. Io non credo che in tutti i casi di raccomandazione, il raccomandante sia sempre con la pistola in mano. Spesso e volentieri chi fa selezione è ben contento di assumere un cretino raccomandato al posto di un valido sconosciuto. Ancora una volta, perché? Non è di sicuro l'unico sistema possibile e senza dubbio non è il migliore. Perché è un fenomeno in crescita, visto che fa schifo a tutti?
Perché non si fa una manifestazione al giorno? Perché siamo tutti scesi in piazza al fianco delle donne e poi siamo tornati a dormire?

Anonimo ha detto...

perchè non è servito a niente...
Chiara

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